In questo capitolo di Un mondo di suoni non le tradizioni, non la musica africana in purezza, bensì alcuni esempi delle influenze che l’Africa ha avuto sui musicisti occidentali e quelle che a loro volta i musicisti africani contemporanei hanno accolto nelle proprie composizioni.
Spazio dapprima alla voce e all’arte del senegalese Youssou n’Dour, grande pilastro della cultura musicale africana. Attivo dagli anni ’70, spesso ha collaborato con musicisti europei o americani dando alla luce fusioni eccellenti tra i suoni e le melodie dell’Africa e quelli di altri paesi. E’ proprio grazie a un duetto che Youssou n’ Dour ha visto esplodere la sua fama nei primi anni ’90 con la pubblicazione, assieme a Neneh Cherry, della celebre 7 seconds. Noi ascoltiamo una collaborazione più recente. Risale al 2001 l’incontro tra Youssou N’Dour e i canadesi Bran Van 3000 che ha visto nascere questo brano: Senegal.
La Genetic Drugs ha pubblicato qualche anno fa una compilation di elettronica elaborata attorno ai suoni e alle tradizioni musicali africane. Il secondo volume di African Breakbeats contiene chicche quali Energyroot di Prophet Abbam & Colourfields oppure Elungelo, un esperimento etnico di drum n’ bass: gli RSL hanno preso un brano della tradizione africana e l’hanno sottoposto ad un’operazione chirurgico-musicale nei loro studi berlinesi, dove vengono manipolati i suoni più moderni dell’elettronica. Combinando le due culture sono usciti con questo pezzo: la tradizione africana accostata ad atmosfere urbane.
La terza sosta: le coste del Cameroon, terra d’origine del più celebre jazzista africano: il sassofonista Manu Dibango, che affronta con ironia un tema scottante: la migrazione economica. Il pezzo s’intitola Ah freak, sans fric. MatteoBernasconi
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