UN MONDO DI SUONI | 12.09.2010 | 16:49
 
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3 soste in Africa

Un omaggio sommario ma affettuoso al grande continente africano

In questo capitolo di Un mondo di suoni non le tradizioni, non la musica africana in purezza, bensì alcuni esempi delle influenze che l’Africa ha avuto sui musicisti occidentali e quelle che a loro volta i musicisti africani contemporanei hanno accolto nelle proprie composizioni.

Spazio dapprima alla voce e all’arte del senegalese Youssou n’Dour, grande pilastro della cultura musicale africana. Attivo dagli anni ’70, spesso ha collaborato con musicisti europei o americani dando alla luce fusioni eccellenti tra i suoni e le melodie dell’Africa e quelli di altri paesi. E’ proprio grazie a un duetto che Youssou n’ Dour ha visto esplodere la sua fama nei primi anni ’90 con la pubblicazione, assieme a Neneh Cherry, della celebre 7 seconds. Noi ascoltiamo una collaborazione più recente. Risale al 2001 l’incontro tra Youssou N’Dour e i canadesi Bran Van 3000 che ha visto nascere questo brano: Senegal.



La Genetic Drugs ha pubblicato qualche anno fa una compilation di elettronica elaborata attorno ai suoni e alle tradizioni musicali africane. Il secondo volume di African Breakbeats contiene chicche quali Energyroot di Prophet Abbam & Colourfields oppure Elungelo, un esperimento etnico di drum n’ bass: gli RSL hanno preso un brano della tradizione africana e l’hanno sottoposto ad un’operazione chirurgico-musicale nei loro studi berlinesi, dove vengono manipolati i suoni più moderni dell’elettronica. Combinando le due culture sono usciti con questo pezzo: la tradizione africana accostata ad atmosfere urbane.



La terza sosta: le coste del Cameroon, terra d’origine del più celebre jazzista africano: il sassofonista Manu Dibango, che affronta con ironia un tema scottante: la migrazione economica. Il pezzo s’intitola Ah freak, sans fric. MatteoBernasconi




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