La classifica internazionale dei Paesi impegnati nella difesa del clima, pubblicata oggi dall’organizzazione ambientale Germanwatch, vede la Svizzera posizionarsi al 13° posto. Il nostro Paese si trova quindi nettamente al di sotto del gruppo di testa in cui rientrano Brasile, Svezia e Gran Bretagna.
La classifica annuale prende in esame tre indicatori principali: il livello delle emissioni, la loro variazione nel tempo e la politica climatica. Proprio in questo ultimo ambito, a livello nazionale, la Svizzera ha confermato la tendenza tradizionale, posizionandosi tra le file più basse, poiché troppo a lungo ha puntato sulla libera scelta. Con il nuovo programma di risanamento degli edifici, un lieve incremento della tassa sul CO2 e l’inasprimento delle prescrizioni tipo emanate a livello cantonale in materia di isolamento degli edifici, la Svizzera è riuscita comunque a portarsi al 31° posto (rispetto al 42° dell’anno precedente). “Se consideriamo i Paesi UE più lungimiranti e le conoscenze scientifiche, la politica ambientale del nostro Paese è ancora estremamente carente”, afferma Patrick Hofstetter, responsabile politica climatica del WWF Svizzera e membro della delegazione ufficiale svizzera a Copenhagen. “Per il clima è del tutto inutile che nel frattempo il Consiglio federale abbia ammesso spontaneamente che sarebbe necessaria una riduzione più drastica delle nostre emissioni di CO2.” Il Parlamento prevede per il prossimo anno di definire le condizioni quadro necessarie.
Anche per quanto riguarda l’indicatore relativo alla variazione delle emissioni, il nostro Paese si porta a casa brutti voti, in quanto le emissioni di gas serra non tendono a diminuire. Il 13° posto complessivo occupato dalla Svizzera è dovuto al fatto che le emissioni di CO2 prodotte a livello nazionale sono basse rispetto a quelle di altri Paesi: la quota di energia elettrica prodotta da fonti idrauliche, quindi con una minor emissione di CO2, è consistente e la Svizzera importa grandi quantità di merci. Tali importazioni sono causa di forti emissioni all’estero che solitamente – anche ai fini di questa classifica – vengono imputate al Paese di produzione. Se si attribuiscono queste emissioni alla Svizzera come reale produttrice, si passa da 7 tonnellate di CO2 equivalente a oltre 18 tonnellate: e in questo modo la Svizzera diventa la “clima killer” numero 1 in Europa.
Quest’anno il podio dei primi tre posti non è stato assegnato: nessun Paese ha infatti dimostrato prestazioni di alto livello in nessuno degli ambiti presi in esame. Tra il 4° e il 6° si posizionano Brasile, Svezia e Gran Bretagna. Fanalino di coda sono Canada e Arabia Saudita.
La top ten della classifica sulla difesa del clima
1° non assegnato
2° non assegnato
3° non assegnato
4° Brasile
5° Svezia
6° Gran Bretagna
7° Germania
8° Francia
9° India
10° Norvegia
Patrick Hofstetter, responsabile politica climatica, WWF Svizzera
>>> Blogga l'articolo