Svizzera: se ne può parlare male? Sì. Lo afferma il noto giornalista italiano Sergio Romano che ieri ha pubblicato sul Corriere della Sera un articolo rivolto - anche e soprattutto - alla Lega dei ticinesi. Giuliano Bignasca infatti ha chiesto aiuto a Umberto Bossi "affinché intervenga a favore della piazza finanziaria ticinese, minacciata dallo scudo fiscale messo a punto dal ministro della finanze e dell'economia italiano Giulio Tremonti".
“I leghisti del Ticino vorrebbero che la Confederazione reagisse allo scudo fiscale assegnando al loro Cantone quel 40% delle imposte sui 44.000 frontalieri che Berna restituisce all’Italia e che viene distribuito ai comuni italiani di frontiera. E’ una ripicca stizzita a cui spero il governo elvetico non dia seguito”. Queste le prime parole dell’articolo, che ripercorre la storia della Svizzera e del Ticino dagli anni d’oro ai primi problemi iniziati verso la seconda metà degli anni Settanta.
Le polemiche di allora erano per lo più legate all’immigrazione e ai frontalieri. “Forme di protoleghismo, che in Svizzera avevano cominciato a manifestarsi contro l’immigrazione straniera. Complessivamente però il ritratto della Svizzera nel mondo era impeccabile”. Parole che Sergio Romano ha detto stamattina alla trasmissione Temporeale, sollecitato a spiegare perché si può parlare male della Svizzera.
“Lasciamo i sentimenti da parte - osserva ancora il giornalista italiano -. Oggi la differenza svizzera, l’eccezione svizzera - accettata, tollerabile, compatibile - come regola del sistema fino a un paio di decenni fa, è diventata sempre meno sostenibile nel mondo”. Complice la globalizzazione che vorrebbe dare a tutti i servizi dell’economia globale le stesse regole. “La Svizzera deve cambiare”, afferma con convinzione Romano. E spiega il perché: “Perché mentre gli altri servizi non possono garantire ai clienti il segreto bancario, la Svizzera, che gioca su quel mercato ma garantendo ai clienti un servizio come quello del segreto bancario, appare agli altri come un concorrente sleale. È chiaro che c’è una forte tendenza a premere sulla Svizzera affinché si metta in linea con gli altri”.
Secondo Romano, la questione finale è quella dell'adesione del popolo svizzero all’Unione europea. Una prospettiva che secondo il giornalista italiano risulta essere per lo più incompatibile "con l'orgoglioso concetto di neutralità". Gli svizzeri tendono a dirsi: “Siamo diversi, appartati, perché siamo neutrali. La nostra neutralità è una garanzia per noi e una garanzia per gli altri. Credo che gli svizzeri abbiano fatto della neutralità una seconda identità nazionale".
Infine, arriva la frecciatina contro il movimento di Giuliano Bignasca. “Molti svizzeri hanno riconosciuto che il Ticino ha giustamente approfittato dello sviluppo dell’Italia, soprattutto settentrionale. Il Ticino è stato per molto tempo la regione più modesta della Confederazione. Splendido, grande turismo, luogo amato, ma la sua economia era abbastanza limitata. Le cose sono poi cambiate. Gli svizzeri grazie a questo miracolo italiano hanno fatto grandi progressi in Ticino”.
“Qualche volta i ticinesi hanno lucrato sui peccati fiscali degli italiani - termina Romano ai microfoni di Radio3iii -: gli italiani peccavano e i ticinesi virtuosi, in qualche modo, ne traevano vantaggio. Finché durava si poteva anche fare. Ora le cose sono cambiate. E credo che la Svizzera sia nei guai”.
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