IPPOCRATE | 02.06.2009 | 12:06
 
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Chirurgia della spalla

Dalle ultime frontiere della protetica, alla tecnica mini-invasiva in artroscopia


Questa sera, alle ore 19.15, ultima puntata di “Ippocrate”: il magazine medico-scientifico dedicato alla medicina di punta, realizzato in collaborazione con il Gruppo Ospedaliero Ars Medica.


Nella prima parte del programma, il Dr. Med. Oliver Bassi e il Dr. Med. Christian Domenghini – gli specialisti in chirurgia ortopedica che hanno rilevato lo studio del Dr. Med. Rudolph Bloch presso l’Ars Medica Clinic di Gravesano – prendono in esame le problematiche che rendono indispensabile, o quanto meno consigliabile, l’impianto di una protesi della spalla.
In particolare, il Dr. Med. Bassi pone l’accento sui danni causati dall’omartrosi (artrosi della spalla): una patologia d’origine degenerativa, principale responsabile della consunzione articolare.
Quando questa patologia degenerativa progressiva arriva a compromettere lo svolgimento delle più banali attività quotidiane (come pettinarsi, riporre un oggetto sopra un ripiano, o arrivare alla presa igienica) e a causare dolore -, specialmente nelle ore notturne – allora i tempi sono certamente maturi per prendere seriamente in considerazione la soluzione protesica. Oggi esistono tre tipologie di protesi: l’anatomica, l’inversa e il “resurfacing”. Quest’ultima - la meno invasiva di tutte - consiste in un rifacimento superficiale e poco invasivo della parte di articolazione consumata ma, proprio perché superficiale, proponibile solo ad un gruppo selezionato di pazienti.
Il resurfacing, infatti, viene consigliato solo ed esclusivamente a quei pazienti che presentano una compromissione parziale dell’integrità articolare, pazienti che non necessitano di un rifacimento totale.

Nella seconda parte della puntata, il Dr. Med. Danilo Togninalli parla dei problemi di origine traumatica, problemi che vedono particolarmente esposti soggetti che – per motivi professionali o sportivi – utilizzano e sollecitano in maniera importante e significativa gli arti superiori (per esempio gli operai dell’edilizia o dell’asfalto; i tennisti, i golfisti, i pallavolisti, i pugili,… ).
In questi casi, quando la terapia conservativa non è più sufficiente, viene spesso preso in considerazione un intervento mini-invasivo in artroscopia.
L’approccio mini-invasivo, quando è possibile, offre numerosi vantaggi: un minor impatto sulle strutture articolari circostanti il danno; un recupero post-operatorio più agevole e veloce; una cicatrice quasi impercettibile.

Proprio a questo proposito, Carolina – una giovane e bella ragazza che pratica la pallavolo a livello agonistico – racconta i dettagli del suo intervento in artroscopia ed esibisce orgogliosa la mini-cicatrice che non le impedisce di indossare prendisole e canottierine.







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