MATRIOSKA | 21.01.2009 | 11:19
 
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L'arsenale dei bracconieri e l'idraulico romeno

Confronto sulla caccia e faccia a faccia Lombardi-Bignasca sui bilaterali. Guarda la puntata di Matrioska

Ci sono i cacciatori onesti, quelli che applicano e difendono strenuamente l’etica e la legalità nella caccia. E ci sono i bracconieri. Più di quanti non si pensi.
Gli animali sequestrati dai guardiacaccia sono diventati trofei che verranno battuti all’asta a inizio febbraio a Bellinzona, in occasione della Borsa delle armi. Il ricavato verrà usato per finanziare l’attività dei guardiacaccia.  E per la prima volta una telecamera è entrata nell’arsenale dei bracconieri, in un caveau blindato dell’Ufficio caccia e pesca. Ieri sera Matrioska ha proposto le immagini inquietanti e incredibili delle armi sequestrate negli ultimi anni ai cacciatori di frodo. Decine e decine di fucili modificati o ricostruiti, silenziatori più o meno artigianali, pistole fabbricate con pezzi di fortuna, visori notturni, puntatori laser, tagliole che potrebbero tranciare la gamba a un uomo, richiami elettronici per uccelli...
 
Di caccia, lecita e illecita, di regolamentazione e liberalizzazione, hanno discusso ieri sera a Matrioska Giorgio Leoni, responsabile Ufficio caccia e pesca, Marco Mondada, presidente della Federazione cacciatori, Fabio Croci, capo dei guardiacaccia, Tullio Righinetti, cacciatore e deputato in Gran consiglio, e Sergio Savoia, pure deputato, coordinatore dei Verdi ed esponente del WWF.

Nella seconda parte, invece, faccia a faccia tra il senatore Filippo Lombardi e il deputato della Lega Boris Bignasca sulla votazione dell’8 febbraio. Nel 2000 il popolo approvò a larga maggioranza gli accordi bilaterali con l’Unione europea. Due anni dopo entrò in vigore l’accordo sulla libera circolazione delle persone, per un periodo limitato a 7 anni. Con la votazione popolare del 2005 gli accordi vennero estesi ai dieci nuovi stati membri dell’UE. L’8 febbraio si pongono agli elettori due quesiti fondamentali: riconfermare il principio della libera circolazione ed estenderla a Romania e Bulgaria, che da due anni fanno parte dell’Unione europea. Quattro anni fa si temeva l’arrivo dell’idraulico polacco. Oggi si teme l’arrivo dell’idraulico romeno.



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